Contenuti per adulti
Questo testo contiene in toto o in parte contenuti per adulti ed è pertanto è riservato a lettori che accettano di leggerli.
Lo staff declina ogni responsabilità nei confronti di coloro che si potrebbero sentire offesi o la cui sensibilità potrebbe essere urtata.
Gli storici di Nahr attribuiscono al re Aram IV un’opera della quale non rimane alcun esemplare completo: il Catalogo delle Cose che Sono.
Secondo Ibn Selim (Cronache Settentrionali, libro IX), Aram riteneva che l’universo fosse finito e che, pertanto, potesse essere enumerato. Fece contare gli abitanti del regno, gli alberi, le sorgenti, le pietre delle strade e le lettere contenute nei libri della Biblioteca Reale.
L’impresa durò trentun anni.
Il catalogo comprendeva 8.404 volumi.
L’ultimo era dedicato alla polvere.
Non è chiaro perché Aram considerasse indispensabile censirla. Il commentatore persiano Al-Kazir sostiene che il Re avesse visto un granello posarsi sulla carta geografica del suo impero e avesse interpretato quell’accidente come un’offesa.
Fu istituito l’Ordine dei Numeratori.
Essi divisero il palazzo in quadrati, i quadrati in palmi e i palmi in superfici tanto piccole che per descriverle fu necessario inventare una nuova unità di misura.
Dopo nove anni comunicarono il risultato.
Aram domandò:
«Avete contato anche la polvere depositata sui registri durante il conteggio?»
I Numeratori tacquero.
L’operazione ricominciò.
Questa volta ogni granello venne registrato immediatamente. Ma i nuovi registri producevano nuova polvere e richiedevano nuovi registri nei quali annotarla.
Nel manoscritto anonimo detto Frammento di Khor compare a questo punto una frase che alcuni ritengono un’interpolazione:
Per descrivere il mondo, gli uomini avevano cominciato ad aumentarlo.
Aram non riconobbe il paradosso.
Fece costruire archivi più grandi.
Gli archivi richiesero pietre; le pietre, consumandosi, produssero altra polvere.
Alla morte del Re, il censimento occupava una parte considerevole del regno.
Il successore ordinò di interromperlo.
I Numeratori si opposero sostenendo che anche la distruzione dei registri avrebbe prodotto una quantità di polvere che, essendo conseguenza diretta del Catalogo, apparteneva necessariamente al Catalogo.
Non sappiamo come terminò la controversia.
Nel 1873 l’archeologo francese Étienne Vaury dichiarò di aver trovato, nel deserto di Nahr, una tavoletta appartenente all’ultimo volume.
Conteneva un unico numero.
Sotto qualcuno aveva inciso:
«Errato.»
Vaury osservò che accanto alla parola era rimasta impressa l’orma di un dito.
Nella cavità dell’impronta erano ancora visibili alcuni granelli di polvere.
Non li contò.